TEATRO DI ROMA: RICOSTRUIAMO IL QUADRO

Meno di un mese fa, in concomitanza con un CdA che avrebbe dovuto nominare il
nuovo Direttore o la nuova Direttrice dell’ Associazione Teatro di Roma, scrivevamo
come lavoratrici e lavoratori iscritt_ a RISP – Rete Intersindacale Professionisti
Spettacolo e Cultura – un breve comunicato in cui chiedevamo che il/la nuov_
Direttore/trice, chiunque fosse, operasse nel senso della trasparenza e della
stabilizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici dell’azienda
e nel rispetto del
pubblico. Quel CdA ha poi deciso di non nominare alcun_ Direttore/trice e di non
comunicare entro quando intendesse farlo.


Sentiamo oggi la necessità di provare a ricostruire il quadro complessivo sulla realtà
di Teatro di Roma, prescindendo gli “schieramenti”, più o meno dichiarati, che da
mesi giocano una guerra di potere. Gli scioperi, sempre legittimi, e i comunicati
sindacali che stiamo vedendo e leggendo in questi giorni risultano chiaramente
strumentali al tentativo in atto di commissariare il Teatro e imporre un cambio
di passo nella gestione artistica e amministrativa
, allo scopo di ritornare a un
Teatro più “stabile”, chiuso alle sperimentazioni, alla città e sordo a una società in
evoluzione e in costante divenire.


Ma andiamo con ordine.
L’Associazione Teatro di Roma è un’istituzione pubblica che gestisce 9 spazi teatrali:
il Teatro Argentina, il Teatro India, il Teatro Valle, il Teatro di Villa Torlonia, il Globe
Theatre, il Teatro del Lido di Ostia, il Teatro di Tor bella monaca, il Teatro Quarticciolo,
il Teatro di Villa Pamphili. Alcuni li gestisce totalmente, altri solo dal punto di vista
amministrativo, per altri ancora svolge un ruolo di coordinamento delle attività
affidate a terzi attraverso avvisi pubblici.


Ribadiamo questo dato per chiarire la vastità e il potenziale di Teatro di Roma. E
perché sia grave che da oltre un anno manchi un/una Direttore/trice. E perché sia
assurdo che siano vacanti le cariche di responsabile dell’Ufficio di Ragioneria e di
responsabile dell’Ufficio del Personale.
Viene anche meno la narrazione secondo la quale l’Associazione TDR faccia troppe
assunzioni: il problema è l’opposto, ne fa troppo poche.

Vediamo i numeri (dati dal sito). Teatro di Roma ha poco più di 40 dipendenti a tempo
indeterminato: oggettivamente insufficienti per gestire 9 spazi. Come possono quindi
portare avanti la mole di lavoro? La soluzione è l’assunzione reiterata con contratti
illegittimi di tipo stagionale (sala, cassa e tecnici), con scritture teatrali (produzione),
con consulenze (comunicazione) e appalti (manutenzione, sala, cassa, pulizie,
portierato).

La cosa vergognosa è che un Teatro Pubblico, un Teatro Stabile, finanziato al 100%
con fondi pubblici, possa trasformarsi in una macchina generatrice di precarietà,
un enorme azienda pubblica della cultura cittadina e nazionale che per sopravvivere
crea e incentiva una instabilità sistemica. Ci preme sottolineare che, grazie ai CCNL
attualmente in vigore, nessun_ di quest_ lavorat_ sarà assunt_ e a tempo
indeterminato dopo i 36 mesi. Le risorse di Teatro di Roma vanno ampliate e
riorganizzate, anche in un’ottica di crescita e valorizzazione di un capitale umano
che di fatto si trova ad avere sulle proprie spalle il peso di una mala gestione e di un
vuoto di potere in piena pandemia
e in vista di una graduale ripartenza degli
spettacoli in presenza.


Ci indigna che Roma Capitale, socio di maggioranza, non abbia ancora provveduto a
risolvere strutturalmente la questione, ma soprattutto ci lascia sbigottiti il fatto che la
stabilizzazione e l’internalizzazione dei precari e delle precarie del Teatro non
siano la priorità per i sindacati in azienda.


Non sappiamo se la nomina del/della Direttore/trice arriverà durante l’estate o se il
progetto è di aspettare addirittura fin dopo le elezioni a Sindaco di Roma. Ci verrebbe
da dire che avere un/una Direttore/trice sia sempre più urgente, ma certo non
abbiamo nomi da suggerire, perché non è il terreno delle nomine quello che ci
interessa. Sarebbe sicuramente auspicabile qualcun_ in grado di mettere le
lavoratrici e i lavoratori tutti (non solo interni e stabilizzati) al primo posto
,
qualcun_ che affronti di petto la questione dalla stabilizzazione e
dell’internalizzazione anche, se necessario, pretendendo più fondi esclusivamente
destinati a questo.
Perché continuare a elargire denaro ad aziende esterne che guadagnano molto
pagando il minimo salariale a dipendenti fondamentali per la vita del teatro? E
ancora: non sarebbe compito del teatro pubblico creare e immaginare un
modello differente da quello della cultura “privata”, un modello virtuoso a cui
anche altr_ possano aspirare?

Non sappiamo se quando fu nominato Direttore Corsetti, insieme alla consulente
Corona, si avesse questo obiettivo. Certo è che non solo non si sono visti i risultati,
ma neanche tentativi in tal senso.
Assumere un incarico pubblico di questa rilevanza è un’enorme responsabilità. Si può
anche dire di no.
Ma se si accetta, le strade sono due: migliorare la produttività aumentando lo
sfruttamento, oppure invertire il senso di rotazione degli ingranaggi e creare un
modello nuovo in cui la progettazione artistica sia frutto di un’idea diversa del
sistema produttivo e di gestione.

Riconosciamo che siano stati approntati cambiamenti importanti relativi a un
ampliamento della proposta artistico/culturale/politica e della possibilità della
fruizione aperta e circolare degli spazi da parte della città, soprattutto al Teatro
India.
Ma davvero vogliamo vedere un altro spettacolo che affronta temi sociali
importanti prodotto da chi non si è mai chiest_ o non si è mai attivat_ per fare in
modo che quei problemi “messi in scena” venissero risolti dentro “casa nostra”? O una
performance sul mobbing, sulla precarietà, sulla violenza del potere senza dire mai
che stiamo parlando di noi?


Allora preferiamo la conservazione, anzi, meglio la nomina di un Direttore (uomo e
bianco, mi raccomando!) che metta in scena solo De Filippo e Pirandello. Non avremo
più dubbi su chi è il nemico e da che parte sederci, parafrasando Brecht.
La politica a Roma è sempre stata e sempre sarà più complessa di così: il CdA ritarda
le nomine, i sindacati chiedono l’assunzione solo dei propri iscritti e delle proprie
iscritte, gli/le artist_ si esprimono solo sul palcoscenico, i precari e le precarie
continuano a essere sfruttati, e il gioco continua sulla pelle dei lavoratori e di una
città tutta che sta perdendo la grossa occasione di immaginare una nuova cultura
pubblica.


Partendo da questa riflessione, che è frutto non solo della nostra presenza in quei
luoghi di lavoro, ma anche dei ragionamenti e delle lotte messe in campo in questi 15
mesi di pandemia per i diritti di tutte e tutti, vorremmo confrontarci con i
lavoratori e le lavoratrici nostr_ collegh_ del Teatro di Roma
e degli spazi che
gestisce direttamente e indirettamente, per costruire una discussione comune su
come immaginare una fase nuova di conquista di diritti e tutele, dentro i nostri luoghi
di lavoro. Come abbiamo ripetuto in questi mesi, non per noi, ma per tutte e tutti.

Invitiamo le sigle sindacali presenti al Teatro di Roma a convocare una assemblea
aperta
a tutti i lavoratori e le lavoratrici e ci riserviamo la possibilità, qualora questo
non avvenisse, di convocare nel più breve tempo possibile un momento di confronto
aperto.


RISP – Rete Intersindacale Professionist_ dello Spettacolo
C.L.A.P. Camere del Lavoro Autonomo e Precario
Autorganizzat_ Spettacolo Roma

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